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Harry Shindler nella “sua amata Anzio” per la proiezione del film “My war is not over”

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“Sono emozionato e felice di tornare ad Anzio, la mia casa. Lo Sbarco ed i Cittadini di Anzio sono sempre nel mio cuore. L’unità tra noi Reduci dello Sbarco di Anzio e la Cittadinanza sono fuori dal comune,vi sarò sempre grato per questo. Ringrazio il Sindaco, Luciano Bruschini, l’Assessore, Laura Nolfi, il Presidente del Museo dello Sbarco, Patrizio Colantuono, l’amico Bruno Parente e tutto il Comune di Anzio per questa commovente accoglienza. Grazie per tutto quello che fate per noi”.
Così il Veterano britannico Harry Shindler ha voluto salutare “la sua Anzio“. Questa sera, infatti, il novantacinquenne, accompagnato dal Presidente del Museo dello Sbarco Patrizio Colantuono, è arrivato ad Anzio per gli ultimi eventi dedicati allo Sbarco.
Le celebrazioni per il 74° Anniversario dello Sbarco di Anzio si concluderanno con un altro evento di primaria importanza: domani, dalle ore, al Cinema Astoria, sarà proiettato il film documentario di Bruno Bigoni, dal titolo “My war is not over”, tratto dall’omonimo libro del Veterano dello Sbarco di Anzio, Harry Shindler e del noto giornalista Marco Patucchi. Alla proiezione dell’importante documentario sarà presente Harry Shindler, per un incontro/confronto, al quale parteciperanno il Sindaco di Anzio, Luciano Bruschini, l’assessore Laura Nolfi, Patrizio Colantuono e gli studenti delle scuole superiori del territorio.

La storia
“My war is not over: poco più che ventenne, nel 1944, il soldato semplice inglese Harry Shindler sbarcò ad Anzio e risalì l’Italia per combattere una guerra che lo rese adulto, segnando il resto della sua esistenza. Oggi, a 95 anni, Harry vive a San Benedetto del Tronto, è vedovo di una moglie italiana e ha un figlio a Roma, conserva una grande energia e trascorre le sue giornate di veterano facendo luce su casi e vicende irrisolte dell’avanzata alleata in Italia. È un “Cacciatore di Memoria” affidabile ed esperto, al suo indirizzo continuano ad arrivare appelli, richieste di reduci o parenti che vorrebbero conoscere il destino di un soldato scomparso, trovare la sepoltura di un combattente al fronte, rintracciare un relitto… non lo fa per denaro, ma per un debito di memoria. La memoria, la sua natura più intima, soggettiva, quella che svanisce se non si fissa in un segno, è il punto di partenza per raccontare la sfida di Harry e la storia di tutti noi. Raccontata nel film anche una di quelle storie che fanno dubitare sulla casualità del destino: la lunga investigazione che ha permesso a Shindler di ricostruire le ultime ore di Eric Flechter Waters, sottotenente britannico, sbarcato ad Anzio, caduto a febbraio del ‘44, al Fosso della Moletta, sul territorio di Aprilia, e identificare il punto esatto del suo ultimo combattimento. Che il padre fosse morto in battaglia Roger Waters, il figlio musicista, lo ha sempre saputo. Quello che Roger e la sua famiglia non sapevano, però, era dove il padre fosse caduto, e dove riposassero le sue spoglie. Grazie a Shindler, Waters ha recuperato una cronaca che fissa l’accaduto e detta un luogo per onorare la memoria paterna. Ora, proprio nel punto in cui Eric Fletcher perse la vita, brilla una luce e un ulivo sta mettendo radici. L’ha piantato Roger, in compagnia di Shindler e pochi altri, con una cerimonia emozionante e riservata”.

“Non lo faccio per sentirmi dire grazie – ha concluso Harry Shindler – ma perché è un dovere salvaguardare la memoria di uomini e fatti che hanno attraversato anni così importanti per la storia di tutti noi”.