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Davanti ad una chiesa gremita Anzio ha dato l’estremo saluto ad Alba Pazienti Tontini, 85 anni, morta sotto le macerie dell’albergo Roma ad Amatrice, crollato in seguito al sisma della notte del 24 agosto. Nella chiesa dei Santi Pio e Antonio in Piazza Pia tante persone hanno voluto stringersi al dolore dei figli Francesco e Caterina e dei nipoti. Presente alla funzione religiosa il sindaco di Anzio Luciano Bruschini accompagnato dall’assessore Patrizio Placidi; al loro fianco il vicesindaco di Nettuno Daniele Mancini. Sulla destra dell’altare il gonfalone del Comune di Anzio listato a lutto. Durante la messa funebre tutti i negozi del centro cittadino hanno tenuto abbassate le saracinesche in segno di lutto.
Devo dire sia lodato Gesù Cristo – ha detto nell’omelia il celebrante il Passionista padre Giovanbattistaperché anche nel momento della morte il signore non ci abbandona. E la tragedia nella quale ha perso la vita la nostra sorella Alba, infatti ha generato misericordia, quella misericordia fatta da tanti uomini e donne che si sono prodigati per aiutare la gente colpita dal terremoto. Voglio ricordare Alba come una donna di profonda fede, sempre pronta alla preghiera, generosa con le iniziative benefiche dell’opera di San Vincenzo. Una donna che amava immensamente la sua famiglia. Preghiamo per lei“.
Alla fine della cerimonia, il parroco della chiesa dei Santi Pio Antonio, padre Francesco Trani, ha portato le condoglianze del vescovo Marcello Semeraro. Anche padre Francesco ha voluto ricordare la generosità di Alba, ma anche del marito Ottone e della famiglia Tontini. “La città di Anzio – ha detto – deve molto a questa famiglia che negli anni aiutato tante persone bisognose; anche in questo momento la famiglia di Alba ha deciso di lanciare una sottoscrizione per aiutare la gente di Amatrice colpita dal terremoto“.
In chiusura di cerimonia l’intervento di Caterina Tontini, figlia di Alba: una testimonianza terribile dei momenti del terremoto, il terrore per i figli e la giovane nuora rimasti sotto le macerie e poi salvati. E poi il dolore per la perdita della madre alleviato in qualche modo della generosità di tanti volontari, che nei giorni seguenti al sisma le sono stati vicini. Infine il rammarico: “Quante volte, visto qualche acciacco del tempo – ha detto Caterina – ho aiutato mia madre a vestirsi: questa volta non l’ho potuto fare“.