Trucco e cosmesi: come donare benessere al corpo delle persone con disabilità.

Trucco e cosmesi: come donare benessere al corpo delle persone con disabilità.

Maschere distensive, oli profumati e soluzioni per le ferite alle mani causate dalla sedia a rotelle nei laboratori benessere di Martina Tarlazzi, educatrice ed esperta di cosmesi.

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È stata una delle prime sperimentazioni su come quello che io chiamo tocco di benessere possa integrare – e magari completare – il tocco medico fisioterapico nelle strutture riabilitative”.

Martina Tarlazzi, 25 anni, riassume così lo scopo dei suoi Laboratori benessere organizzati nella palestra dell’Istituto Riabilitativo Montecatone.

Martina, educatrice ed esperta di cosmesi e trucco, è fondatrice del progetto Make Your Smile Up (che prevede laboratori di cura del sé per persone con disabilità fisica e intellettiva, adolescenti e persone in condizione di disagio), che prevede “Laboratori da realizzare nei Centri di Aggregazione Giovanile, Centri diurni per disabili, Comunità residenziali per adolescenti o a domicilio. I partecipanti ad ogni laboratorio” – prosegue Martina – “sperimentano: il contatto con il proprio corpo attraverso esercizi pratici e discussioni aperte; il vedersi belli allo specchio (con il make up i punti forti del viso vengono messi in risalto e le imperfezioni vengono nascoste); l’abbigliamento giusto per ogni occasione; il prendersi cura di sé stessi e l’amarsi così come si è, con i propri pregi e i propri difetti”.

L’educatrice ha passato quattro pomeriggi con gli ospiti del Centro di Riabilitazione di Imola: “Ho lavorato, soprattutto, con gli uomini e, per questo, non ci siamo concentrati sul trucco. Abbiamo, però, usato maschere distensive, oli profumati e cercato soluzioni per le ferite alle mani dovute all’uso della sedia a rotelle. I nostri incontri sono stati anche l’occasione per staccare un po’ la spina e per mettere da parte i pensieri”. I laboratori hanno aiutato gli ospiti a fare gruppo e tra battute, chiacchiere e sorrisi, si sono trasformati in un momento di aggregazione: “Le persone ricoverate da più tempo – racconta – hanno anche dato suggerimenti a chi è arrivato da poco: c’è un bell’affiatamento. L’atmosfera è fondamentale: c’è chi passa anni in una struttura riabilitativa”.

E i pazienti hanno reagito benissimo: “Molti ci hanno detto che, secondo loro, tutti i centri e tutti gli ospedali dovrebbero prevedere attività di questo tipo. Senza dimenticare che quello che è alla base di tutte le nostre attività, è il recupero della dignità della persona, la sua possibilità di scegliere: scegliere un taglio di capelli che piace o un’estetista invece di un’altra. La dignità di una persona passa anche da queste solo apparentemente piccole cose”. Il passo successivo è offrire anche incontri su prenotazione, personalizzati: “Con Montecatone – struttura molto positiva, dove tutti si impegnano per trasformare ogni evento, anche il più drammatico, in un’occasione di crescita – stiamo pianificando le attività future. Sì, mi piacerebbe anche lavorare su proposte ad hoc, personalizzate sui casi specifici”.

Il corpo – conclude Martina – è la via maestra per capire chi siamo e chi vogliamo essere: proprio per questo è necessario educare alla conoscenza di sé e al volersi bene nella propria interezza”.

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