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Porto, quale futuro? Sindaco e socio privato in camera caritatis

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Bruschini convoca Marconi che gli ricorda di dover dare seguito alla nota della Regione per riprendersi le aree in concessione. Tramonta l’idea del porto dei cittadini, mentre consiglieri e assessori corrono a sottoscrivere polizze assicurative private

Ci si aspettava qualcosa in più, almeno sul futuro della società. Invece è stato un incontro informale quello che si è svolto ieri a Villa Sarsina tra il sindaco, Luciano Bruschini e Renato Marconi, socio privato della Capo d’Anzio, la società incaricata di realizzare il nuovo porto da oltre quindici giorni bloccata a seguito delle dimissioni di Luigi D’Arpino e Franco Pusceddu. Proprio il “buco” della parte pubblica è stato il leit motiv della riunione, sollecitata proprio dal primo cittadino già alle prese con la recente bocciatura della Corte dei Conti alla gestione del comune di Anzio rispetto alla partecipata e con la possibilità di un danno erariale per i consiglieri di maggioranza e gli assessori che avevano approvato la fidejussione bancaria alla Banca Popolare del Lazio.

Così mentre il Sindaco e  Marconi erano chiusi in una stanza a dibattere sul proseguimento della linea da adottare, in altre stanze andavano e venivano i consiglieri comunali in corsa per stipulare polizze assicurative in extremis per salvare il salvabile. Un’ennesima tegola che è piovuta sui cieli della Capo d’Anzio, rispetto alla quale nessun nome sembra ancora esser stato confermato; addirittura il segretario comunale Pompeo Savarino, che poteva essere nominato sia in qualità di dirigente del Comune sia in qualità di presidente di garanzia, proprio in queste ore ha dato forfait, tirandosi indietro. In auge resta ancora la famosa nota regionale con la quale la Pisana intima al Comune di procedere e collaborare con la Capo d’Anzio per liberare le aree in concessione alla società occupate sine titulo. A giorni si riuniranno i capigruppo della maggioranza, ma l’aria che tira sembra essere quella di una futura privatizzazione della s.p.a. così come imporrebbe il decreto Madia che lascia poco scampo alle partecipate in evidente stato di difficoltà.