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Cartelle pazze, il Comune fa cassa e richiede il saldo TARES 2013

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Pasticcio alla portodanzese. E’ quello che da qualche giorno a questa parte stanno denunciando parecchi cittadini con buona parte dei sostenitori del gruppo nato sul social facebook, Comitato Tares Equa, capitanato da Eduardo Saturno e che vede tra i principali attivisti anche Luciano Dall’Aglio. L’ultimo pastrocchio firmato a piazza Cesare Battisti, ha a che fare con il pagamento del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, il cui importo come si sa dipende dalla superficie dell’immobile, dal numero dei residenti e dalla nulla da ridire. I problemi sorgono quando ai contribuenti viene richiesta una somma in realtà già corrisposta nei tempi stabiliti.

Qualche giorno fa mi è arrivato un sollecito dall’ufficio Tributi di Anzio – racconta un utente – e anche la sanzione. Controllando tra gli F24 del 2013 mi sono accorto di aver regolarmente pagato quanto dovuto; ho saputo di molte altre persone che hanno ricevuto lo stesso avviso per il saldo della TARES ma hanno pagato quanto dovuto Ora bisognerà perdere una giornata di lavoro per recarsi in Comune, dimostrare di aver pagato quando presumibilmente l’errore è stato degli addetti, considerato che per il 2013 prorogarono la scadenza per il pagamento del saldo ma ovviamente senza applicare la mora”.

I fatti successivi hanno smentito l’impegno assunto verso i contribuenti. A puntare il dito dritto dritto contro l’area Tributi, che in questo caso specifico si è avvalsa dell’incrocio delle Banche dati informatiche; un servizio affidato alla Mercurio Service. “La irresponsabilità di questo Ufficio, che non è nuovo a “errori di scarso o nessun controllo” – scrive Dell’Aglio sulla pagina fb del gruppo dedicato alla Tares – è che si serve di un fornitore esterno, a cui ha affidato il compito dei cosiddetti “incroci” di varie Banche Dati. Ma ha anche colpevolmente abdicato al controllo di doppia verifica del risultato dell’incrocio del fornitore, la cui funzione è e deve essere responsabilità specifica dell’ufficio Tributi”. Tanti, troppi ad oggi il numero delle cartelle cosiddette “pazze”, segno che “la grossa mole di questi Accertamenti, a mezzo Raccomandata, è stato solo un ulteriore spreco di soldi pubblici e una secca perdita di tempo prezioso gratuita nei confronti dei contribuenti inutilmente coinvolti”. Dubbi anche sul trattamento dei dati sensibili da parte della ditta incaricata. L’approfondimento su Il Granchio in edicola sabato 30 gennaio.